martedì 18 settembre 2018

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David Pierini
LA VIA CRUCIS DELL'ABORTO
estratto da...Parole di fuoco
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"Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34)
Prima di inoltrarmi nell'argomento vorrei mettere in chiaro che queste riflessioni non devono essere prese come un atto d'accusa, ma piuttosto quale suprema manifestazione della carità e non mirano tanto a scuotere le coscienze quanto a toccare i cuori. Detto questo mi sembra d'aver trovato un percorso teologicamente percorribile per redimere chi ha commesso il peccato d'aborto ed allo stesso tempo restituire a quei bambini rifiutati una vita degna di significato. Mi sono reso conto che hanno in comune con Gesù due elementi di capitale rilevanza: l'innocenza e la morte cruenta. Queste due caratteristiche hanno il potere d'investirli del ruolo di Messia mandati nella carne per la salvezza di coloro che hanno concorso alla decisione di interrompere la gravidanza. Si riapriranno le porte del cielo se riusciranno a dare a questi bimbi un nome e riconoscerne questa missione.
2
Io credo che coloro che hanno avuto la sventura di vivere l'esperienza dell'aborto siano fra le persone interiormente più dilaniate perché avvertono nel dormiveglia della loro coscienza la pressione di un incubo. Come se fosse loro accaduto che una notte rientrando a casa in macchina un po' brilli a velocità sostenuta, per evitare di finire fuori strada abbiano investito un cane...o almeno tale era sembrato. Con il tempo però il ricordo delinea sempre meglio i suoi contorni e paventa la possibilità che possa essere stato, non un cane...ma un essere umano. Giunti a quel punto si possono fare due cose: seppellire tutto fino al giorno del giudizio, oppure prendere il coraggio a quattro mani e tornare sul luogo del delitto.
3
"Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" (Gv 19,37)
Su molte questioni per andare oltre occorre metterci una pietra sopra, ma ce ne sono altre nelle quali la pietra occorre sollevarla con grande energia...una di queste è l'aborto! Da un po' di tempo vado ragionando su questo delicatissimo argomento e mi sono chiesto se il giorno del giudizio i bambini abortiti, al pari di tutti gli altri morti, saranno risuscitati. Se così fosse si rende necessario un percorso che consenta a chi è stato coinvolto nell'infausta decisione...di alzare la testa e guardarli negli occhi! Al seme piantato nel grembo delle madri è stato negato di venire alla luce della terra, ma all'anima forgiata da Dio nell'atto del concepimento nulla può impedire di sbocciare nel cielo. Quindi si può ragionevolmente supporre che quel giorno ce li troveremo davanti in carne ed ossa perché in carne ed ossa erano quando sono stati eliminati.
4
Da quando mi sono messo a riflettere sull'aborto sono riuscito ad immedesimarmi nelle vesti di tutti i protagonisti: le mamme, i padri, le famiglie, il medico, l'ostetrica, lo psicologo...ma mai fino ad ora avevo pensato di mettermi nei panni del bambino. Per cercare di carpire i suoi stati d'animo nel brevissimo tragitto dalla vita alla morte mi pare di poterlo paragonare ad un ragazzo che è stato invitato ad una festa da una bellissima signora. Tutto contento si prepara pregustando il piacere di conoscere nuova gente e chissà quante altre sorprese gli riserverà la giornata...e si avvia verso la stupenda villa. Giunto davanti al cancello suona il campanello per immettersi nel giardino, il cancello si apre e gli brillano gli occhi all'udire le voci che cominciano a rallegrare il suo silenzio. Ma ad un passo dal portone all'improvviso, senza alcun preavviso...gli arriva in faccia una mazzata micidiale che lo inchioda a terra facendolo sprofondare in una notte senza luna e senza stelle. Ecco io credo che ogni bambino abortito subisca questo tipo di rifiuto...non che gli venga comunicato gentilmente, non che gli venga intimato freddamente, ma barbaramente certificato!
5
L'aborto è da considerarsi a tutti gli effetti un omicidio, fra quelli contemplati nel nostro sistema giuridico può essere configurato nella categoria più grave: quello premeditato. Questo reato è punibile con l'ergastolo, ma se si uccide un bambino dentro il grembo si partorisce la mostruosa illusione che sia morto per volontà di circostanze avverse in un'imprevedibile incidente di percorso. Sappiamo che un peccato per essere considerato mortale deve soddisfare tre condizioni...la materia grave, il deliberato consenso e la piena consapevolezza. A discarico dei colpevoli in questo caso si può sicuramente addurre che manchi la piena consapevolezza...e quindi se ne rende necessario il recupero per mettere ogni coscienza di fronte alle proprie responsabilità ed intraprendere un percorso di risanamento. Il tempo passa e si pensa che possa accatastare tanto materiale emotivo da spegnere ogni eco, ma la vittima di quell'omicidio è viva e vuole essere disseppellita.
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In merito all'aborto la sofferenza del bambino è stata per parecchio tempo il fulcro del mio pensiero, come se tutto ruotasse intorno a questo fattore per legittimarlo o meno. Pensavo che se era limitata, in quanto acerbo il processo evolutivo, la vicenda potesse assumere contorni meno drammatici e sulla base di questa osservazione concedere una certa libertà di interrompere la gravidanza. Ma ragionavo considerando solo il mondo della carne senza considerare quello dello spirito in cui ogni anima chiamata alla vita fin dal concepimento acquisisce la piena capacità di vedere, sentire e capire. Se entriamo nel contesto del dolore e ci avventuriamo a scrutarne l'infinità del suo orizzonte scopriamo che un bambino abortito subisce tre crocifissioni. Quella della carne causata dalla morte fisica che possiamo ipotizzare sia la meno dolorosa, quella del cuore nel sentirsi rifiutato da chi credeva d'essere amato ed infine la più lacerante...quella dell'anima nel vedere chi gli ha dato la vita avviarsi verso la dannazione eterna.
7
Gli attacchi di panico che colpiscono le donne che hanno abortito esigono d'essere inquadrati da una particolare prospettiva. Ho avuto un'intuizione che potrebbe sembrare impregnata di romanticismo, ma credo vi sia la fondata possibilità che possa corrispondere alla realtà. Io credo non vi sia donna che quando rimane incinta non cada nella tentazione di abbandonarsi al pensiero di diventare mamma, di accudire il suo bambino...d'immaginarne il volto, il pianto, il sorriso. Un innamoramento che li accomuna fino al punto di generare fra i due una perfetta simbiosi emotiva. Immaginiamo ora che sia entrata in ospedale ed abbia cominciato ad avere paura, paura che ha percepito anche il bambino e che è diventata sgomento non appena ha sentito penetrare nella sua alcova qualcosa di estraneo, metallico e gelido. Madre e figlio sono stati accomunati per l'ultima volta in questa vita da una tensione di terrore...fino al distacco. Gli attacchi di panico in questo caso potrebbero insorgere quale risposta all'inconscio desiderio della madre di restare attaccata al suo bambino attraverso la rivisitazione di quegli ultimi istanti. Forse proprio per questo sono difficili da debellare, perché la volontà di guarire soccombe di fronte all'irruenza dell'istinto di tenerlo in vita. A questa causa madre possono poi sommarsi altre concause che contribuiscono a generare ed alimentare il disturbo. Il clima intimidatorio che spesso traspare dal modo di fare degli operatori socio-sanitari, il trauma di sentirsi profanate nella parte più intima da un atto contro natura che ha la stessa valenza d'uno stupro e quando l'aborto è stato imposto dalla famiglia la fatica di dover convivere con chi ha distrutto il più bel sogno di una mamma. Per uscirne la sola cosa da fare è incamminarsi con estrema umiltà sul sentiero della verità ed alla luce di quanto emerso partorire il bambino nel cuore...e tenergli la mano fino all'abbraccio nel Regno dei Cieli.
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La decisione di abortire io credo sia una delle scelte più traumatiche a cui possa essere chiamata una persona e la cosa si complica enormemente quando questa scelta è costretta a farla la famiglia. La notizia piomba in casa come un fulmine a ciel sereno ed a quel punto si hanno a disposizione solo poche settimane per decidere nelle quali ci si trova drammaticamente impreparati. Si viene violentati dalla necessità di salvaguardare il futuro dei propri figli e spesso si finisce per assumere atteggiamenti contrari alla propria etica le cui conseguenze a caldo non si possono valutare. Purtroppo simili circostanze spesso ci spingono ad agire con un pizzico di malafede così ci guardiamo bene dal chiedere consiglio a qualche sacerdote per timore che ci dica quello che non vogliamo sentire. Passata la paura si tira un sospiro di sollievo e tutto sembra tornare alla normalità, ma purtroppo mai come in questa circostanza si sperimenta l'onere di avere una coscienza che scava giorno e notte, a nostra insaputa, laddove non vorremmo.
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Oggi mi sono reso conto del perché mi sono preso tanto a cuore la causa dell'aborto pur non avendo mai avuto a che fare con simili situazioni...sono stato anch'io abortito! Lo sono idealmente stato appena nato per essere capitato in un ambiente desolatamente vuoto d'amore e privo di manifestazioni affettive, una casa su cui gravava una cappa d'ostilità che generava insostenibili tensioni. Perciò il giorno del giudizio rivendico il diritto di prendere posto fra i bambini abortiti, perché se loro hanno preso la mazzata in faccia una volta...io l'ho presa tutti i giorni della mia infanzia. Come bambino abortito devo confessare che non muovo alcun rimprovero ai miei genitori perché se Dio ha lasciato che questo accadesse avrà avuto le sue buone ragioni e se non hanno saputo fare di meglio è perché non avranno potuto...più che voluto. In virtù di tale consapevolezza faccio un accorato appello alle mamme che vivono quest'ansia affinché confidino nella misericordia dei loro figli.
10
"lavami e sarò più bianco della neve" (Sal 51,9)
Chi ha vissuto l'esperienza dell'aborto si sentirà morire scoprendo come realmente sono andate le cose, che non sono scivolati su una buccia di banana e poi hanno ripreso fischiettando il cammino, ma piuttosto hanno provocato un terremoto che ha fatto tremare i pilastri del cielo. Io sono il primo che avrei voluto nascondere tutto, se non fosse che la salvezza di chiunque è stato coinvolto è legata a questa presa di coscienza deputata a svelare l'inganno. Quando si arriva a contemplare l'orrore che si è compiuto, a percepire il dolore che si è causato e smascherare la trama che nell'ombra si era tessuta...si ha l'esigenza di ricevere il perdono per cominciare a risalire la china. Al pari di re Davide che con la sua ignobile condotta si era reso colpevole della morte del suo fedele servo Uria e del bambino avuto con sua moglie Betsabea...si acquisisce il diritto di entrare nello spirito del Salmo 51 che ci assicura la grazia per rinascere a nuova vita.